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Visualizzazione dei post da luglio 20, 2020
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Il professore* Il silenzio era la prima sensazione avvertita entrando in una classe ove Ennio Dirani teneva le sue lezioni. Un silenzio d’altri tempi, che sembrava scaturire dalla profondità di storie lontane, deamicisiane. Non imposto da paura, ma dal rispetto di studenti, magari solitamente turbolenti, che percepivano, eccome, l’autorevolezza. Così classi ritenute “problematiche” o addirittura “difficili”, con lui in cattedra si trasformavano in luoghi di dialogo, dove la diligenza non sopiva la vivacità e non mortificava la possibilità di far valere diritti, rivendicazioni, critiche, contestazioni. D’altronde quelli erano anni di scioperi e rivolte; ma prima veniva il dovere dell’ascolto, l’attenzione alle scelte e alle opinioni di ciascuno. La regola tacita di base era di non sobillare o suggerire mai posizioni precostituite, specie quando si “predicava” dall’alto di una cattedra. Semmai insinuare dubbi, curiosità: bastava e avanzava per apparire controcorrente; ma n...
Ennio Dirani il bibliotecario e l’intellettuale di Casa Oriani. Appunti per un profilo Si dice che ci siano luoghi che segnano le persone in modo particolare, indelebile. La campagna è uno di questi. Se poi si tratta della «larga» romagnola, che si stende verso le zone delle bonifiche per sfumare nel ferrarese, ai confini delle valli palustri, allora si può parlare di un vero e proprio marchio, indelebile, che ti segna per tutta la vita perché siamo nel regno delle zanzare, dell’aria cattiva, di lavori improbi che chiamano fatiche inenarrabili. L’infanzia di Ennio Dirani si svolge tutta laggiù: tra Lugo, Lavezzola, Giovecca e la Frascata, al limitare di quello che oggi è il Parco del Delta del Po. Grandi poderi che si perdono fra le nebbie e l’afa, a seconda delle stagioni; posseduti da latifondisti o, più recentemente, da cooperative, sorte con lo scopo principale di dare lavoro a migliaia di braccianti precari e sempre oscillanti tra la soglia della povertà e quella della...