Il professore* Il silenzio era la prima sensazione avvertita entrando in una classe ove Ennio Dirani teneva le sue lezioni. Un silenzio d’altri tempi, che sembrava scaturire dalla profondità di storie lontane, deamicisiane. Non imposto da paura, ma dal rispetto di studenti, magari solitamente turbolenti, che percepivano, eccome, l’autorevolezza. Così classi ritenute “problematiche” o addirittura “difficili”, con lui in cattedra si trasformavano in luoghi di dialogo, dove la diligenza non sopiva la vivacità e non mortificava la possibilità di far valere diritti, rivendicazioni, critiche, contestazioni. D’altronde quelli erano anni di scioperi e rivolte; ma prima veniva il dovere dell’ascolto, l’attenzione alle scelte e alle opinioni di ciascuno. La regola tacita di base era di non sobillare o suggerire mai posizioni precostituite, specie quando si “predicava” dall’alto di una cattedra. Semmai insinuare dubbi, curiosità: bastava e avanzava per apparire controcorrente; ma n...